Chi è Madeleine Delbrêl?

Madeleine Delbrêl (1904-1964), poetessa, assistente sociale, mistica, è una delle più singolari figure spirituali del XX secolo. La sua causa di beatificazione è stata introdotta a Roma presso la Congregazione per le cause dei santi e il 26 gennaio 2018 è stata proclamata da Papa Francesco “VENERABILE” cioè riconosciuta l’EROICITA’ DELLE VIRTU’

Grazie al suo impegno sociale a Ivry (periferia parigina), la sua testimonianza di vita evangelica e comunitaria in un ambiente povero e scristianizzato, e per l’ampiezza dei suoi scritti dagli accenti pionieristici, ha raggiunto, a poco a poco, un vasto pubblico.

Madeleine Delbrêl, il cui totem scout era “ape gioiosa”, nacque il 24 ottobre 1904 a Mussidan (nella regione francese della Dordogna) e morì improvvisamente il 13 ottobre 1964, nella sua casa di Rue Raspail 11, a Ivry-sur-Seine, la «città marxista» in cui trent’anni prima aveva scelto di andare a vivere con le sue compagne di comunità.

Figlia unica di Jules Delbrêl e Lucile Junière, Madeleine ereditò dal padre, ferroviere, il dinamismo, le capacità organizzative e il dono della comunicativa; dalla madre riprese invece la sensibilità, la fermezza e il fascino accattivante. I frequenti traslochi dovuti al lavoro del padre e la salute fragile fecero sì che Madeleine ricevesse un’educazione non convenzionale. A 12 anni fece la Prima comunione, desiderata e fervida, ma a partire da allora su di lei ebbero un forte influsso i rapporti con gli amici del padre, colti e non credenti; finì per dichiararsi atea quando aveva 17 anni, al punto da scrivere: «Dio è morto… viva la morte».

L’incontro con alcuni amici cristiani e in particolare l’ingresso nei domenicani del ragazzo che amava, la spingono a prendere in considerazione la possibilità dell’esistenza di Dio. Questo passo, fondato sulla riflessione e sulla preghiera, la conduce alla conversione, a un incontro con Dio che da quel giorno – il 29 marzo 1924 – occupa tutto l’orizzonte della sua vita.

Convertita, pensa di entrare in Carmelo, ma in seguito alla malattia del padre decide di restare vicina alla famiglia. Nella primavera del 1927 è certa di fare la volontà di Dio restando a lavorare per Lui nel mondo. Si orienta dunque alla piena vita laica.

L’incontro in quegli anni con don Jaques Lorenzo, la porta a coinvolgersi come educatrice nello scoutismo e soprattutto la avvicina a una nuova lettura del Vangelo per cui lei dirà: Il Vangelo è diventato non solo il libro del «Signore Vivo» ma anche il libro del Signore da vivere.

Nell’ottobre 1933, insieme a due compagne, va a vivere a Ivry-sur-Seine, a sud di Parigi, con il desiderio di installarsi in una sorta di “vita di famiglia” con gli uomini e le donne del suo quartiere, che gli amministratori hanno trasformato nella “città-laboratorio” del comunismo francese.

Il “più prossimo” donatole dalla Provvidenza diventano quindi gli operai e le famiglie di Ivry, segnati dalla povertà, ma soprattutto da quella miseria che per esperienza sa bene essere la più grande, quella di una vita senza Dio. Per il fatto di averLo incontrato se ne sente in debito verso tutti.

Assistente sociale attivissima, in quel contesto segnato da un aspro confronto tra comunisti e cattolici, non esita a collaborare con tutti su obiettivi particolari, ma sempre prendendo le distanze dall’ateismo marxista e senza rinunciare a offrire le ragioni evangeliche delle sue scelte.

Convinta che la fede è dono di Dio, ma che in un ambiente ateo il cristiano autentico pone con la sua stessa esistenza credente “un’ipotesi viva di Dio”, insiste sulla necessità di una testimonianza integrale:

Senza riferimento a Dio < che è per noi il solo bene assoluto e grazie al quale tutti gli altri beni sono buoni perché vengono da Lui > la nostra testimonianza è una contro-testimonianza; senza bontà realista e smisurata fino alla carità, è come se non ci fosse testimonianza, perché è fuori dalla portata degli occhi, delle orecchie, delle mani, del cuore degli uomini. Nei due casi e in modi opposti, ma equivalenti, ci sarebbe rottura con l’insieme della testimonianza evangelica.

Dopo trent’anni di vita a Ivry accanto ai comunisti, già agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso Madeleine arriva a formulare la convinzione che l’ateismo comunista è ormai datato, mentre altri ateismi ben più impegnativi sono alle porte. Per lei proprio questi ambienti atei sono una «condizione favorevole per la nostra conversione», una provocazione a riscoprire la fede come un dono inaudito, la sua originalità e la sua bellezza.

In tutti i suoi scritti, soprattutto nei suoi componimenti poetici, si avverte, accanto a un indubbio talento letterario, una profonda vena mistica, come appare in questo componimento emblematicamente ambientato in un bar e che ha il tratto inconfondibile di una preghiera:

Sappiamo che per mezzo di Te noi siamo diventati la cerniera di carne, la cerniera di grazia che costringe [questo angolo di mondo] […] a orientarsi suo malgrado verso il Padre di ogni vita. […] Ci leghiamo a Te con tutta la forza della nostra fede oscura, ci leghiamo a loro con la forza di questo cuore che batte per Te, Ti amiamo, li amiamo, perché si faccia di noi tutti una cosa sola. In noi, attira tutto a Te…

Per approfondire la biografia di Madeleine vedi soprattutto François Gilles – Pitaud Bernard, Madeleine Delbrêl. Biografia di una mistica tra poesia e impegno sociale, Bologna, 2014.

Le date

(24 ottobre) Nascita di Madeleine Delbrêl, figlia unica di Jules e Lucile, nata Junière, a Mussidan (Dordogna - FRANCIA). Il padre è di origine operaia. La madre proviene da una famiglia di origine borghese.

Madeleine vive un’infanzia itinerante, seguendo il padre Jules che, entrato nelle ferrovie Parigi-Orléans, sarà, in ordine di successione, in servizio a: Lorient, Nantes e Bordeaux; capostazione a Châteauroux (1911), poi a Montluçon (1913-1916).

1915

Di salute fragile, necessita di lezioni private.
Per tutta la vita soffrirà di poca salute, da lei troppo spesso trascurata.
Prima Comunione di Madeleine a Montluçon.

1916

A settembre, Jules Delbrêl è nominato capostazione a Parigi-Denfert. La famiglia si stabilisce in p.zza Denfert-Rochereau, 3, a Parigi, nella XIV circoscrizione. Madeleine (12 anni) studia pianoforte e scrive poesie dal 1914. Scriverà: Ho vissuto, e questo fu una fortuna, fuori dai compartimenti sociali: la mia famiglia era fatta di tutto; di conseguenza anch’io. In questa situazione anarchica dal mia arrivo a Parigi, verso i tredici anni, l’Intelligenza con una grande I ebbe il primo posto nella mia scala di valori.

MDStudi letterari e filosofici alla Sorbona. Studi di disegno e pittura nell’atelier di rue de la Grande Chaumière. Madeleine si definisce «strettamente atea».

Arrivata a Parigi, ben inserita in un ambiente intellettuale e ateo, ama la vita e lo prova: letteratura, pittura, poesia.

All’età di 17 anni scrive questo un componimento poetico «Dio è morto, viva la morte»:

Si è detto: «Dio è morto.»
Poiché è vero, bisogna avere l’onestà di non vivere più come se Lui vivesse ancora.
Per lui la questione è stata regolata; resta da regolarla per noi.
Finché Dio viveva, la morte non era una morte davvero.
La morte di Dio ha reso la nostra più certa.
La morte è diventata la cosa più certa.
Bisogna saperlo. Non si deve vivere come gente per cui la vita è la grande cosa.
(…)
Siamo tutti, talmente vicini alla sola vera infelicità, avremo o no il coraggio di dirlo? Sì o no? Dirlo? Ma con che cosa? Anche le parole, Dio le ha stroncate … Possiamo dire a un moribondo senza mancare di tatto: «Buongiorno» o «Buonasera»?
Allora, gli diciamo: «Arrivederci», o «Addio»… finché non avremo imparato come dire: «Al nulla»… «Al niente assoluto»…

Ella ama la vita, ma questo non le impedisce di porsi delle domande di fondo. Ecco un estratto di una poesia del 18 marzo 1922, «Chimera»:

La chimera appare all’orizzonte
La chimera che sa ingannarti con le bugie. (…)
E sarà il piacere di sentirti.
Fuggita dalla realtà; andare sconvolta, ubriaca (…)
Verso un mondo di amore, arte e Bellezza,
L’ideale irromperà nelle tue pupille. (…)
E vorrai saltare verso di lei, ma la chimera,
Sapendo che non c'è mai un sogno senza risveglio,
scuoterà la sua spina dorsale e dal tuo sole
Stupido cadrai nell'ombra della terra
(« Madeleine Delbrêl connue et inconnue », Nouvelle Cité, 2004, p. 87)

In particolare tra questi giovani incontra Jean Maydieu per il quale ha una forte inclinazione, ma che si allontana all’improvviso da lei alla fine del 1923, quando tutti li credevano fidanzati, per poi entrare nei Domenicani nel 1925.

Nel 1924 sorge un secondo dramma nella sua vita con la cecità di suo padre Jules.

Ma l’incontro con degli amici universitari cristiani la costringe a porsi di nuovo e in maniera diversa la domanda su Dio. E’ quanto racconta nel 1957 in un testo annesso al suo libro “Città marxista, terra di  missione”:

Fino a quel momento non avevo avuto attorno a me che pochissimi cristiani. […] i miei nuovi compagni, invece, ponevano, e brutalmente, solo le difficoltà poste da una fede. Sì, essi erano pienamente a loro agio in tutto il mio reale; ma portavano con sé quello che ero costretta a chiamare "il loro reale", e che reale! […] Incontrandoli spesso per parecchi mesi, non potevo più lasciare onestamente non il loro Dio ma Dio nell'assurdo. Fu a quel punto che la mia questione si trasformò; allora, proprio per essere fedele al mio anti-idealismo modificai quello che mi sembrava essere un atteggiamento marginale nella mia vita.  Se volevo essere sincera, poiché Dio non era più rigorosamente impossibile non doveva essere trattato come certamente inesistente. Scelsi ciò che mi sembrava il miglior modo di tradurre il mio cambiamento di prospettiva: decisi di pregare.

Presi la decisione di pregare. (…) Dalla prima volta pregai in ginocchio per timore, ancora, dell’idealismo. L’ho fatto da quel giorno e molti altri giorni e senza misurare il tempo. In seguito, leggendo e riflettendo, ho trovato Dio, ma pregando, ho creduto che Dio mi aveva trovata e che Egli è la verità vivente, e che lo si può amare come si ama una persona.

Suo padre diventa cieco e deve cessare la sua attività. La famiglia si trasferisce in p.zza Saint Jacques, a Parigi, XIV circoscrizione, vicino alla chiesa di San Domenico. Vive un anno di depressione, curata in una casa di cura nella valle di Chevreuse.

1926

MD scoutRiceve il premio nazionale Sully-Prudhomme dell’Académie Française per le sue poesie.
«Esaurimento completo».
Incontra don Jacques Lorenzo, cappellano scout, che le fa “esplodere il Vangelo” e le propone di essere responsabile dei Lupetti.

Pubblica le sue poesie in un volume, La Route.

Rinuncia al Carmelo per ragioni familiari e decide di “lavorare per Cristo nel mondo”.

Venerdì Santo – 15 aprile 1927
Amata Mammina.
Dopo giorni di riflessione, di preghiera e di prova, sono certa di fare la volontà del nostro Maestro restando a lavorare per Lui nel mondo. Ti prometto dunque, su Cristo, di non lasciarti mai.
Siamone felici tutt’e due e aiutiamoci, Mamma.
Madeleine

1928-1929

A riposo per tre mesi in una casa di cura a Chevreuse, senza rinunciare a essere vicina alle persone che hanno bisogno, anche solo per via epistolare. Problemi di salute suoi e della sua famiglia sino all’inizio del 1930.

1931

Ammessa alla scuola infermieristica des Peupliers di Parigi.

1932

Il suo impegno nello scoutismo e la scoperta delle periferie e dei poveri l’orientano verso un progetto di vita comune.

In seguito a una lunga storia spirituale, a un passato, un certo numero di ragazze tra cui Pierre formarono un piccolo gruppo di appartenenza abbastanza scout, ma non esclusivamente scout, sotto l’impulso del Reverendo Lorenzo. Desideravamo vivere una vita di Vangelo […] continuare la carità del Vangelo nel modo più semplice, curare, consolare, aiutare, visitare, vestire, in modo materiale e soprannaturale. Fin dall’inizio avevamo rifiutato di cercarci un lavoro e cercare degli operai: il Signore era il solo responsabile per designare l’uno e scegliere gli altri. Se ne è occupato meravigliosamente. Ha sempre proporzionato il lavoro affidato e le nostre mani, donandoci molte opere quando avevamo molte forze (morenti da assistere, mamme da supplire, anziani da visitare, malati da aiutare), sopprimendo ogni domanda di servizio non appena fossimo ammalate, non conserviamo mai un soldo per noi e abbiamo sempre il necessario. Ci raduniamo ogni quindici giorni. Leggiamo gli Atti degli Apostoli e il Reverendo ci insegna ad amare il meno male possibile il Buon Dio. Siamo diciotto!
(Lettera a don Plaquevent, 12 gennaio 1932)

Elaborazione del Direttorio della «Carità di Gesù» (vedi lettera del 21 dicembre 1936 a una giovane sconosciuta e lettera del 19 gennaio 1939 a Louise Salonne).
Ottiene il Diploma semplice di infermiera alla Scuola des Peupliers.
Ammissione alla Scuola pratica protestante di servizio sociale, in boulevard du Montparnasse, a Parigi.

1933

Viaggio di studio in Olanda e in Danimarca organizzato dalla Scuola di servizio sociale.

(settembre) Primo viaggio a Roma, in cui si decide l’insediamento della prima Équipe a Ivry.
Madeleine soffre molto allo stomaco.

Partenza per Ivry

(15 ottobre) Impegno nella «Carità di Gesù» con Suzanne Lacloche e Hélène Manuel a Saint-Jean-Baptiste d’Ivry-sur-Seine, nella periferia sud di Parigi, per vivere il Vangelo e a servizio della parrocchia.

Scoperta del comunismo e del suo ateismo militante.

1934

Don Lorenzo è nominato parroco d’Ivry.
Primo esame della Scuola pratica di servizio sociale, con votazione “Molto bene”.
Vacanza in colonia. Salute pessima.

1935

(aprile) Insediamento in rue Raspail, 11, a Ivry.

Dopo anni di disaccordo, i coniugi Delbrêl si separano. Jules si stabilisce a Mussidan (in Dordogna) e la signora Delbrêl a Parigi. Madeleine continua a prendersi cura di loro.

Secondo esame alla Scuola pratica di servizio sociale, con votazione “Molto bene”.

Madeleine avverte sempre di più la "seduzione" del marxismo a partire anche dalla politica di apertura del partito comunista francese, che il 17 aprile 1936 lancia la campagna della “mano tesa” a tutte le componenti sociali del paese, cattolici compresi, per costituire un fronte comune contro il totalitarismo fascista e per la giustizia sociale. In particolare a Ivry si costituisce un comitato di aiuto ai tremila disoccupati della città, cui le parrocchie aderiscono.

Lavorando sempre di più con i comunisti, sempre più d'accordo con loro sul mondo scandaloso nel quale vivevamo insieme e sulla forza di incidenza che esigerebbe la soppressione del suo scandalo, arrivai a considerare una decisione che mi sembrava armoniosa. Lasciai ad essi il loro ateismo, serbai il nostro Dio, ed insieme lottavamo per la giustizia umana.
Prima di rendere definitiva questa decisione, mi sembrò normale rileggere il Vangelo da un capo all'altro. In effetti, se non lo avevo abbandonato, mi ero però a poco a poco specializzata su certe pagine alle quali tornavo incessantemente: quelle in cui Cristo stigmatizza i cattivi ricchi e i farisei, richiama al soccorso verso i poveri; quelle in cui il Cristo mi appariva come il leader rivoluzionario dei piccoli e degli oppressi. Fu una specie di bisogno di onestà che mi fece intraprendere una rilettura completa.
Pur esigendo che io amassi i miei amici comunisti infinitamente più di quanto non li amassi già, il Vangelo rendeva brutalmente chiaro fra me stessa ed il comunismo un disaccordo fondamentale sino a nuovo ordine irriducibile.
Ne fui fortemente dispiaciuta... talmente dispiaciuta che comprai in fretta e furia un opuscolo delle edizioni comuniste, Lenin e la religione, i cui testi sono tutti dello stesso Lenin.
Questa lettura fu tanto breve quanto efficace: […] D'un sol colpo, tutto fu risolto. Ricordatelo, io ero una convertita recente: ero stata e resto abbagliata da Dio. Mi era, e mi resta, impossibile mettere su una stessa bilancia Dio da un lato, e dall'altro tutti i beni del mondo, che siano per me o per tutta l'umanità.
Dissi le cose tali e quali le vivevo ai miei compagni... e dopo le ho ridette tanto spesso quanto è stato necessario.
A Ivry, ho accettato di lavorare con essi per obiettivi definiti, limitati nel tempo, tutte le volte in cui questi obiettivi coincidevano con il comandamento del Signore.
Ho rifiutato tutte le volte in cui l'agire con i miei compagni era agire direttamente o indirettamente contro Dio. Ogni volta in cui ce ne è stato bisogno, ho presentato le mie referenze: le parole del Cristo. Aggiungo che ho anche rifiutato di saltare «da un'azione all'altra» senza avere, fra le due, il tempo di pensare e di pregare e ciò mi ha evitato gli ingranaggi accecanti...

1937

Ottiene il Diploma di Stato come assistente sociale con ilo massimo dei voti. La sua tesi, Ampiezza e dipendenza del servizio sociale, è pubblicata dalle edizioni Bloud et Gay.

Non intendo presentare il servizio sociale come onnisciente e onnipotente. Voglio semplicemente dire che ci sono ben poche attività, nella società, nelle quali il servizio sociale non sia coinvolto o dalle quali non sia chiamato, logicamente, a coinvolgersi; esiste molto poco nelle scienze sociali che debba, almeno per uno dei suoi aspetti, lasciarlo indifferente.
Nel campo dell’azione il servizio sociale ha la possibilità di essere presente in tutte le direzioni dell'orizzonte sociale.
Nel campo del pensiero ha la possibilità di conoscere sperimentalmente.
Da questo derivano un'obiettività e un realismo che gli appartengono e che ho voluto sottolineare.

1938

(gennaio) Viaggio di studio in Germania.

La rivista Études carmélitaines pubblica il suo testo programmatico Noi, gente delle strade, che definisce la spiritualità del gruppo

Ci sono dei luoghi in cui soffia lo Spirito, ma c’è uno Spirito che soffia in ogni luogo.
Ci sono persone che Dio prende e mette da parte.
Ce ne sono altre che lascia nella massa, che non «toglie dal mondo». (…)
Noi della strada crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità.
Crediamo che lì nulla ci manca di quanto è necessario, poiché se quel necessario ci mancasse, Dio ce l’avrebbe già donato.

1938-1939

Conferenze rivolte a pubblici diversi.

(settembre) Madeleine è nominata dal G.A.S.S.S. (Groupement d’Action des Services Sociaux de la Seine) assistente sociale dell’Ufficio per la Protezione della Maternità e dell’Infanzia al Comune d’Ivry.

1940

L’amministrazione comunista è destituita. Il personale di basso rango resta in carica.

Madeleine è nominata Delegata tecnica, incaricata di coordinare i servizi sociali a Ivry e per tutto il cantone.

1941

Entra nel Servizio Sociale della regione parigina (fino al 1 ottobre 1945). Impiego nel Soccorso Nazionale.

(estate) Madeleine accompagna sua madre a Lisieux, dove incontra Padre Augros, superiore del seminario della Mission de France appena fondata.

1942

A Lisieux, partecipazione ad alcuni colloqui, nel seminario della Mission de France, ma rifiuto di stabilirvi un’Équipe.

1943

Anno importante per gli orientamenti della «Carità». L’Équipe comprende Christine de Boismarmin, Louise Brunot, Germaine Gérôme, Marie-Aimée Jouvenet, Raymonde Kanel, Suzanne Lacloche, Hélène Manuel,

Paulette Penchenier, Suzanne Perrin, Andrée Saussac, Marthe Sauvageot e Andrée Voillot.

A Cerisiers (Yonne), insediamento di Marthe Sauvageot e Suzanne Lacloche e, a Vernon (Eure), di Christine, Paulette e Suzanne Perrin, fino alla Liberazione del 1945.

1944

(fine agosto) Parigi è liberata dai tedeschi. Il Comune d’Ivry è ripreso dai comunisti.

Madeleine lavora con dei «grandi personaggi del Partito».

1944-1945

Inizio della collaborazione con Venise Gosnat, vice-sindaco d’Ivry.

(1 ottobre) Termina ogni attività da assistente sociale in Comune.

1945-1946

Numerose meditazioni poetiche.

1947-1950

Intensa attività delle Équipe: nel 1949, Hélène Manuel, Monique Joubert e Suzanne Perrin partono per Herserange, nel bacino minerario di Longwy (regione Grand Est della Francia).

1950

Incontro con Jean Durand, in pre-pensionamento come professore all’École Centrale; aiuterà Madeleine in vari ambiti, in particolare nelle sue difficoltà familiari.

1951

(agosto) Grazie al presidente Vincent Auriol, liberazione di Miguel Grant, ex FTP (Franchi Tiratori e Partigiani), che era stato ingiustamente imprigionato, difeso da Madeleine dal 1949 e per il quale lei aveva chiesto udienza al Presidente della Repubblica in luglio.

MD(maggio) Secondo pellegrinaggio a Roma, giornata di preghiera in San Pietro per l’unità della Chiesa.

Madeleine conosce Padre Guéguen.

Madeleine era convinta che a tutto il rinnovamento missionario francese e in particolare ai preti operai mancasse il sostegno della preghiera concorde di tutti i cristiani.

Scriverà al ritorno da Roma tre dense pagine, di cui qui qualche passaggio:

E’ pensiero di Cristo che la Chiesa non sia solo qualcosa di vivo, ma qualcosa di costruito.
Quando si parla dell'obbedienza dei santi credo si comprenda poco quanto essa si apparenti, nel corpo della Chiesa, a quella lotta interna degli organismi viventi, in cui l'unità si fa nelle attività, nelle opposizioni.
Mi è parso fino a che punto bisognerebbe che la Chiesa gerarchica fosse conosciuta dagli uomini, da tutti gli uomini, come colei che li ama. Pietro: una pietra a cui si chiede di amare. Ho capito quanto amore bisognerebbe far passare in tutti i segni della Chiesa.

(dicembre) Lettera dell’arcivescovo di Parigi, Mons. Feltin, che chiede di vedere Madeleine al suo ritorno da Roma a proposito della «Carità di Gesù».

1953

(gennaio) Redazione di una richiesta di grazia per i coniugi Rosenberg (USA), portata a Roma da un avvocato (saranno giustiziati il 20 giugno).

(estate) Terzo pellegrinaggio a Roma all’epoca della crisi dei preti-operai. Diversi incontri con Mons. Veuillot (in servizio presso la Curia romana). Udienza semi-privata di Pio XII a Castel Gandolfo.

(autunno) Note e lettere riguardanti la Mission de France e l’esperienza dei preti-operai, di cui è stata decisa l’interruzione da Roma.

1954

(giugno) Prima conferenza sul marxismo a sacerdoti di Parigi, sotto l’autorità del Cardinal Feltin, di Mons. Veuillot e Mons. Lallier (che Madeleine aveva conosciuto negli Scout).

(ottobre) Quarto pellegrinaggio a Roma, richiamata accanto alla madre dopo appena due giorni.

1955

Intensa attività di riflessione sul marxismo, discorsi e Nota scritta. Udienza dal Cardinal Feltin che la incoraggia a continuare.

(3 giugno) Morte di sua madre.

(estate) Quinto pellegrinaggio a Roma. Mons. Veuillot trasmette a Padre Philippe o.p. il «Mémoire sur le marxisme».

(18 settembre) Morte di suo padre. Stato di salute di Madeleine molto cagionevole.

1956

Sollecitata da mons. Veuillot, Madeleine trasforma le sue note sul marxismo per farne un libro, mentre tiene delle conferenze in provincia. La sua salute è sempre abbastanza malferma. La sua nota scritta, approvata dal Cardinal Feltin, è portata a Roma da Padre Guéguen.

(ottobre-novembre) Sesto pellegrinaggio a Roma. Mons. Veuillot e Padre Paul Philippe danno il loro assenso per la pubblicazione.

(febbraio) Settimo pellegrinaggio a Roma per discutere con Mons. Veuillot la IV parte del libro.

Revisione senza interruzione delle quattro parti e delle appendici. Il libro si chiamerà Ville marxiste, Terre de mission. In settembre sono spedite le prime copie.

Morte improvvisa di don Jacques Lorenzo, guida spirituale di Madeleine e del gruppo della «Carità».

Ottavo pellegrinaggio a Roma. Udienza generale di Pio XII.

Elaborazione dello Statuto della «Carità di Gesù» fatta da Mons. Veuillot e decisione di rinunciare al collegamento con un istituto secolare, preso in considerazione negli ultimi due anni.

(estate) Nono pellegrinaggio a Roma. Primo pensiero per l’Africa nera.

1959

Decimo pellegrinaggio a Roma. Mons. Veuillot è nominato vescovo di Angers.

1960

(marzo) Madeleine rifiuta di sottoscrivere il manifesto per l’accoglienza di Kruscev, Capo dello Stato e Primo Segretario del Partito Comunista Sovietico, al Comune d’Ivry.

1960-1961

Conferenze sul marxismo in diversi ambienti.

1961

(novembre) Con la partenza in aereo di Suzanne Perrin e Guitemie Galmiche per Abidjan (Costa d’Avorio), si apre una nuova equipe in Africa (che durerà fino al 1984).

Viaggio in Polonia.

1962

Madeleine parte per far visita alla fraternità di Abidjan (viaggio d’andata in nave e ritorno in aereo: 16 maggio 8 giugno).

(luglio) Madeleine è sollecitata da mons. Sartre, il vescovo emerito di Antananarivo (Madagascar) a lavorare sulle forme di ateismo contemporaneo, in vista del Concilio. Redige un interessante dossier dal titolo “Ateismi ed evangelizzazione”.

Padre Jacques Loew accetta di sgravare in parte Mons. Veuillot, nominato nel 1961 Arcivescovo coadiutore del Cardinal Feltin a Parigi, occupandosi delle Équipe.

1963-1964

Scritti e conferenze sull’ateismo.

Nello stesso giorno per la prima volta un laico Patrick Keegan, presidente del movimento internazionale dei lavoratori cristiani, prende la parola al Concilio su un tema laicale

1988

Mons. Frétellière, vescovo di Créteil, decide di aprire il processo di beatificazione di Madeleine Delbrêl.

1996

Il processo è riconosciuto valido da Roma.

Madeleine è dichiarata «Serva di Dio».

2004

Inizio della pubblicazione delle Opere Complete (in francese)

2014

Convegno Teologico Internazionale in occasione del 50° della morte c/o l’Institut Catholique di Parigi (17-18 ottobre). Gli Atti sono stati pubblicati nel 2015.

26 gennaio 2018

Papa Francesco autorizza la dichiarazione della eroicità delle virtù di Madeleine.

(1 ottobre) Papa Francesco rivolgendosi ai preti della diocesi di Creteil (Francia): "Chiedete con insistenza allo Spirito Santo di guidarvi e illuminarvi: Egli vi aiuti, nell’esercizio del vostro ministero, a rendere la Chiesa di Gesù Cristo amabile e amorevole, secondo l’espressione della Venerabile Madeleine Delbrêl.”

Per iniziare a conoscere Madeleine, puoi immaginare

Vista da lontano, presenta un profilo esile, agile e fragile, ma il suo stesso andamento, così come ogni suo gesto, esprimono energia e decisione. […]
Ci si avvicina a lei, ed ecco subito gli occhi: grandi, luminosi, color marrone giallo, che ti guardano con attenzione vigile. La bocca sorride dolcemente, timidamente talvolta, e l'insieme crea un clima di calma, di forza, di allegria.
Anche se non ne avevi voglia fino a quel momento, si schiude un colloquio, una conversazione, nel senso profondo, etimologico, di queste parole.
Se sei un puro intellettuale, se apprezzi lo scambio di idee, sarai rapito dal trovarti faccia a faccia con un pensiero ricco, profondo, preciso, che sorge sotto una fronte alta, la cui pelle delicata lascia vedere una rete di vene bluastre.
Se non sei capace di parlare, o se non ne hai bisogno, tutto può limitarsi a una stretta di mano, a uno sguardo profondo.
Ma se, lasciandoti trasportare dalla sua espressione, corri infine l'immenso rischio di lasciare intravedere un po’ della tua gioia o della tua pena, ecco tutto il viso che si anima, come se il vento facesse fremere la superficie trasparente dell'acqua: le espressioni di compassione, di comprensione autentica, di sofferenza realmente sentita, permettono di vedere, come attraverso una porta socchiusa, l'immensa strada che ha dovuto esser fatta per giungere a un tale incontro.
Se sei un miserabile, un ferito, un mutilato; se hai subito ingiustizia, le pupille si ingrandiscono/dilatano, gli occhi diventano blu-scuri, quasi neri, tutto il corpo si raccoglie come per mettersi in moto, per agire, difendere.
Ed è allora che, talvolta, entrano in azione anche le mani: esili, delicate, sensibili, intelligenti, che sanno dare una stretta da buon amico, da compagno di lavoro o d'azione, ma anche prendere la tua testa in un gesto di tenerezza il cui segreto ti sembrava riservato solo alle mamme.
E chiunque tu sia - bambino o adulto, uomo o donna - ti ritroverai in questo fragile rifugio, vicino a questo cuore, per un minuscolo istante di eternità dove «non ci sarà più pianto», come un bimbo, consolato e abbagliato dal puro sole dell'infanzia ritrovata.
(Profilo di Madeleine redatto dall’amica polacca Krystine Wrobleswska)

oppure prova a leggere qualcosa… per esempio puoi iniziare da:

«Andate»... ci dici a tutti i tornanti del Vangelo.
Per essere nel tuo senso bisogna andare,
anche quando la nostra pigrizia ci supplica di restare.
Tu ci hai scelti per stare in uno strano equilibrio,
un equilibrio che può stabilirsi e mantenersi
solo in movimento,
solo in uno slancio.
Un po’ come una bicicletta
che non si regge senza girare,
una bicicletta che resta appoggiata contro un muro
finché qualcuno non la inforca
per farla correre veloce sulla strada.
La condizione che ci è data
è una vertiginosa insicurezza universale.
Appena ci mettiamo a guardarla,
la nostra vita perde l’equilibrio, viene meno.
Possiamo star dritti solo avanzando, muovendoci,
in uno slancio di carità.
Tutti i Santi che ci sono dati per modelli,
o almeno molti,
godevano di una Assicurazione
una specie di Polizza Spirituale che li garantiva
contro i rischi, le malattie,
che si faceva carico anche dei loro parti spirituali.
Avevano tempi ufficiali di preghiera,
metodi per fare penitenza,
tutto un codice di consigli e di divieti.
Per noi invece,
l’avventura della tua grazia si gioca
dentro un liberalismo un po’ pazzo.
Tu ti rifiuti di fornirci una carta stradale.
Il nostro cammino si fa di notte.
Ogni azione da compiere di volta in volta si illumina
come se scattassero degli interruttori.
Spesso la sola cosa garantita è questa fatica regolare
del solito lavoro ogni giorno da fare,
del solito menage da ricominciare,
dei soliti difetti da correggere,
delle solite sciocchezze da evitare.
Ma al di fuori di questa garanzia,
tutto il resto è lasciato alla tua fantasia
che si diverte con noi.
(da: Umorismo e Amore, p. 56s)

La vita di fede non può fare a meno della preghiera. Ora, in una vita nel mondo, sembra che la preghiera sia nello stesso tempo indispensabile e difficile.
Le vite che appartengono a Dio sono vite che pregano, qualunque siano, ovunque siano; la loro preghiera è allo stesso tempo un dono di Dio e una conquista. Una vita nel mondo che non prega non appartiene a Dio...
Credere abbastanza che Dio esiste, che egli sia il Dio vero e vivo e amorevole per donargli la nostra vita, deve comportare, per un minimo di logica, il bisogno di tacere per ascoltarlo, di raccoglierci per cercarlo, di conformarci nell’intenzione o nell’atto a ciò che egli ha prescritto per adorarlo.
Infatti, attraverso tutti gli stati di vita, la preghiera conserva qualcosa di identico: la relazione fra un uomo e il suo Dio; e questa relazione è un amore.
Ma per tutti coloro che sono stati chiamati, qualunque sia la forma di questa chiamata, a donare se stessi a Dio, la preghiera sarà sempre, poco o molto, un sacrificio. È molto simile a ciò che il celibato voluto, la povertà voluta, l’obbedienza voluta, hanno di sacrificale: è un tutto.
Per questo deve prendersi del tempo che appartiene soltanto ad essa. Senza questo tempo, il resto del tempo diventerà vuoto o resterà come staccato da Dio. Questo tempo non deve essere del tempo di troppo, è preso a qualcosa di utile, per qualcosa di più utile (C.E., pp. 154-155).

Per approfondire i principali temi della spiritualità di Madeleine, vedi: B. Pitaud, Madeleine Delbrêl. 15 Meditazioni, Gribaudi, Milano 2014

I poveri non sono solo fratelli da amare in quanto fratelli, come dei fratelli, ma "i nostri signori i poveri", perché il povero è Nostro Signore.
È il sacramento dell'incontro con Cristo, dell'amore donato a Cristo. Parabola del Giudizio finale, niente di platonico.
Quindi, qualunque forma prenda la povertà nella nostra vita, non possiamo essere fedeli a Gesù stesso se i poveri non possono entrare nelle nostre condizioni di vita come a casa loro; se non sono al primo posto (forme di priorità molteplici ma sempre concrete).
Si può discutere sulla povertà di Cristo, quindi sulla sua imitazione, su ciò che ci chiama a viverne. Ciò che è indiscutibile è che, qualunque sia la nostra vita, per essere cristiana deve dare al povero in carne ed ossa, al suo incontro, alla sua accoglienza, alle nostre relazioni con lui, un posto in cui Gesù non sarebbe messo da parte/emarginato (= déplacé).
Ora il povero, proprio a causa della sua povertà, è spesso ripugnante (baciare il lebbroso). Egli porta nel nostro «modo di vivere» la contraddizione stessa di Cristo.
La presenza reale di Cristo nel povero conosciuto in quanto persona - quando è realmente creduta - è forse ciò che può far esplodere qualunque situazione sociale e renderla autenticamente cristiana.
Il povero non deve essere sopportato o tollerato, ma atteso. Il povero non deve subire da parte nostra una sorta di regolamentazione: «faremo questo fin qui» — «questo fino là». Egli non ci deve mai nulla. Siamo noi che gli dobbiamo ciò che dobbiamo a Cristo stesso.
È la stessa fede che ci permette di ricevere Cristo: mediante l'Eucaristia in noi, mediante il povero nella nostra vita.
Chi è il mio prossimo? Qualsiasi uomo.
Chi è il povero? In genere colui che socialmente è "fuori" ["escluso-emarginato”], fuori dalla vita degli altri, prigioniero, malato, straniero, nudo, ecc..
(aprile o luglio 1964: JC 87s)

News

Due giorni con Madeleine Delbrêl

Edi NATALI presenterà “Una casa con la porta aperta sulla strada”, e ci renderà partecipi di alcune delle principali linee da lei approfondite nel suo recente studio Madeleine Delbrêl, Fralezza e trascendenza, San Paolo 2022, che sta presentando in questi mesi un po’ in tutta Italia.

Cambiamento di programma per il tradizionale appuntamento estivo a Bologna.
Non sarà il 10-11 settembre come previsto, ma si svolgerà nella sola giornata di sabato 10 settembre presso il Seminario Arcivescovile, dalle ore 9 alle ore 19 e 30 circa, con il seguente programma:
ore 9:00 arrivo e celebrazione Eucaristica in Chiesa,
ore 10:00 lettura e confronto su alcuni testi di Madeleine
ore 13:00 pranzo
ore 15:00: Edi Natali: “Una casa con la porta aperta sulla strada”
ore 17:30 Veglia di preghiera “Sulla soglia”
ore 19:00 saluti e partenza.
E’ richiesta l’adesione all’incontro.

Volantino originale dell’iniziativa

Madeleine Delbrêl: quale messaggio per la Chiesa oggi?

L’incontro online promosso in collaborazione con la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna il 3 maggio moderato da don Alessandro Ravazzini con il Card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, Edi Natali, p. Gilles François, don Luciano Luppi è presente nel canale youtube della FTER

Testi degli interventi dell’incontro: di P.Gilles 1 e 2, di Don Luppi

Video della presentazione e locandina dell’evento

 

Intervista a Edi Natali e articolo di Pepe Rodier

Intervista a Edi Natali su Madeleine Delbrêl e sul libro “Fralezza e trascendenza”. Video in youtube

Articolo in spagnolo di  Pepe Rodier su  “Chi è Madeleine Delbrêl?”

 

«Guai a me se non evangelizzo, guai a me se evangelizzare non mi evangelizza»

Domenica 8 maggio (non più 13 marzo) (ore 16.30-18.00) si terrà a Bologna, presso la Parrocchia di S. Maria Madre della Chiesa (via Porrettana, 121) un incontro su «Guai a me se non evangelizzo, guai a me se evangelizzare non mi evangelizza». Madeleine Delbrêl.

 

Spiritualità e santità di Madeleine Delbrêl

Sandro Spinsanti, nel suo recente libro La spiritualità con l’abito di tutti i giorni (Libreria Editrice Fiorentina), presenta Madeleine Delbrêl come modello di una santità per la gente delle strade (pp. 70-78).

Si tratta di un libro che, dopo un saggio di una sessantina di pagine sui modelli spirituali, presenta i profili di sette personalità tutte diverse, ma accomunate da una riconosciuta capacità di vivere il Vangelo oggi con vigore e creatività. L’Autore, insieme a Madeleine Delbrêl presenta: Charles de Foucauld (L’aspirazione a vivere come “fratello universale”), Martin Luther King (Un credente con un sogno), Theilhard de Chardin (Una passione per il “fenomeno umano”), Dietrich Bonhoeffer (Spiritualità per un mondo adulto), Cecily Saunders (Compagna di viaggio verso l’estrema soglia), don Lorenzo Milani (Tra le realtà ultime e le penultime).

Per aggiornamenti, segnalazione di eventi o informazioni scrivere a

Amici di Madeleine Delbrêl