Corrispondenza di Madeleine Delbrêl

3 giugno 1935 – Lettera a Madeleine Tissot

Caritas + 3 giugno 1935

Cara,
Ho ricevuto stamattina una lettera di Madeleine Aubert che mi dice di pregare per lei. Sarà una forza in più, non è vero?
Ancora una volta cosa dirle? Non lo so. Ci sono cose che sono state dette e ridette e si ridicono all’infinito. Una delle cose per me inesauribili in questo momento è la misericordia del Buon Dio. Che gioia pensare che, qualsiasi siano i nostri peccati, rimangono cose finite e che la misericordia divina, invece, è infinita.
La misericordia rende bene per male: laddove noi siamo stati più miserabili ci rende più santi, le dobbiamo delle ricchezze perfino in proporzione alla nostra povertà. La Speranza è una grande virtù e bisogna aver abusato molto e abbondantemente e per lungo tempo della grazia per capirla. Essa è la gloria del Figlio come la Giustizia è quella del Padre e la Santità quella dello Spirito. Consegniamoci a essa, «amiamo Dio poiché ci ha amati per primo».
Sua in +
M.


4 giugno 1938 – Lettera a Madeleine Tissot
Data ricostruita.
Ancora una volta, la salute di Madeleine Tissot si è aggravata.

Centri sociali Vigilia di Pentecoste 38
Ivry-sur-Seine
207, rue de Paris

Cara Madeleine,
Ecco in allegato la lettera che avevo cominciato per lei. Ricevo la sua e subito vengo a dirle il mio pensiero presente in nostro Signore.
Indovino cosa le costi questa prova da imporre alla sua povera mamma. Ma, tutto è talmente al di fuori della sua volontà, talmente condotto da Dio, che le grazie di fortezza saranno certamente date quando ce ne sarà bisogno e nel modo in cui occorrerà.
Comprendo il grande abisso dinanzi a cui lei si trova. Ma quest’abisso, che sia la fine della nostra vita sulla terra o la fine della vita normale è in ogni modo un abisso di misericordia. Leggevo, non so più dove, della S.ta Vergine: «si è collocata al centro della misericordia». Il centro della misericordia è la speranza, la santa speranza, che conosciamo talmente male e che ci conduce veramente al largo, in mare aperto, lontano da tutti gli appigli ma anche da tutti i timori umani.
Tempo fa, quando pensavo alla morte, desideravo poter purificarmi di più prima dell’incontro totale con Dio. Ora, mi pare che tutti i prodigi che si possono fare nel nome del Signore siano ben poca cosa a confronto con l’atto ben semplice che consiste nel credere che possiamo convertirci e salvarci, soltanto perché è morto per noi. Se morissimo nell’istante in cui questo pensiero ci possedesse completamente senza alcun personale tornaconto, credo che cadremmo direttamente nel cuore di Dio.
In ogni caso lasciamolo fare, lui che sa tutto quel che vuole, di noi che non sappiamo.
Gli chieda per me quel che domando per lei: la nostra «rassegnazione », la nostra completa «consegna» al suo amore.
La abbraccio fortissimo.
Molti saluti a Marguerite.
Madeleine

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