Lettera del 1952 a un destinatario sconosciuto

Madeleine risponde ancora una volta a una richiesta di informazioni a proposito delle Équipe.

1952 Gruppo «La Charité»
11 rue Raspail
Ivry (Senna)

Nonostante sia stato fondato nel 1933, questo gruppo non è legato ad alcuna organizzazione.

Non prevede voti né promesse ufficiali. È la vita comune, molto intensa, a segnarne nettamente la nascita e a rendere in qualche maniera «pubblico» il suo impegno.

Coloro che ne fanno parte praticano i tre consigli evangelici. Non c’è ammissione all’interno del gruppo se non dopo aver scelto di offrire la propria vita a Dio nel celibato, perché è il celibato che permette di rendere completa la propria disponibilità.

La povertà si esercita attraverso la rinuncia a quello che ognuno poteva possedere, attraverso il lavoro in cui il proprio mestiere o la propria professione garantiscono delle paghe da operai, mentre il surplus viene immediatamente utilizzato per i bisogni del prossimo, attraverso il rifiuto di possedere come gruppo capitali o immobili. L’intero percorso personale di questa rinuncia si compie in capo ai primi tre anni passati nel gruppo. L’obbedienza nasce all’interno di ogni comunità proprio dalla vita di gruppo e dallo sforzo di rinuncia necessario per mantenere la carità.

Non esiste un superiore ecclesiastico propriamente detto. In ogni caso un cappellano provvede sin dall’inizio alla vita spirituale. Il gruppo d’altra parte vuole assolutamente porsi, nei confronti dei vescovi delle due diocesi all’interno delle quali le Équipe sono presenti, in un atteggiamento tanto più filiale in quanto non definito da nessun legame giuridico. Il gruppo si sforza di mantenere con la gerarchia ecclesiastica delle relazioni vitali e pratiche che lo preservino dall’anarchia pur garantendogli la libertà tipica di un gruppo di laici.

Ogni candidata passa tre anni di prova all’interno dell’Équipe che meglio si adatta alla sua vita. A Ivry si svolgono regolarmente degli incontri di formazione.

Alla fine di questi tre anni avviene l’ingresso definitivo e la presa in carico totale e reciproca.

La vita di gruppo della Charité, sempre in piccole Équipe, è essenzialmente comunitaria, cosa che può portare a pensare, secondo noi a torto, che la «Charité» non potrebbe diventare un istituto secolare. Lo scopo è unirsi il più possibile a Cristo in pieno mondo, imitare la sua vita, obbedire al suo Vangelo e trasmetterlo.

Tutto questo obbliga a una forte vita di preghiera, a lasciarsi condurre dalla carità verso un’azione concreta: vedere un fratello nel più prossimo e trattarlo nei fatti come tale – dividere con lui ciò di cui ha bisogno e che si possiede: casa, tavola, ecc. Diventa fratello chiunque Dio ci faccia incontrare attraverso le normali circostanze della vita, senza distinzioni sociali, di nazionalità, di razza, di ateismo o di peccato, e a questo fratello è dovuto il messaggio della fede più di ogni altra cosa, nel caso ne avesse bisogno e al momento opportuno, senza tatticismi ma con tutto l’amore di Gesù Cristo.

(da: Madeleine Delbrêl, Insieme a Cristo per le strade del mondo. Corrispondenza 1942-1952, Gribaudi, Milano 2008, p. 207-208)

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