Madeleine Delbrêl ci parla

La misericordia

Corrispondenza di Madeleine Delbrêl

Donne e ironia

Testi di Madeleine Delbrel selezionati dall'Osservatore romano

Il cristiano: un’ipotesi vivente di Dio

« Dio resterà morto per tutti quelli che ci sono accanto?
Che sanno che noi gli abbiamo dato la nostra vita
e che lo diciamo e che non ne siamo pentiti;
non sorgerà un “dubbio” su questa morte?».

Nota personale del 1956: «Una vocazione per Dio tra gli uomini», in La gioia di credere,  177.



La Chiesa è per natura calamitata dalle estremità della terra

La Chiesa deve essere là dove è Lui [il Cristo, che abita sotto le apparenze di chi è nudo, affamato, prigioniero, straniero, senza casa […] qualcuno di indefinitamente “esiliato”]. 
Esiliata la Chiesa lo è inoltre in tutta la sua storia,
in forza della violenza che continuamente, da una parte o dall’altra, le fanno gli avvenimenti.
Sempre “orientata”, ma continuamente “dirottata” dagli itinerari logici
a causa degli esodi del popolo dei poveri e dei sussulti del mondo.
La Chiesa è per natura calamitata dalle estremità della terra […]
e non potrebbe distogliersene senza snaturarsi.

Da: «La fede e il tempo», in La gioia di credere, 204.207.


Chiamati ad andare con una fede nuda

Non può non andare colui che possiede il tuo Spirito, Signore.
Noi immaginiamo sempre che per andare
occorrano strade, tappe e paesi che cambiano.
Ma la tua via non consiste in questo.
È la vita, semplicemente:
la vita che scorre e nella quale andiamo
se le nostre àncore sono levate.
Da te, Signore, siamo chiamati ad andare
leggeri, senza possessi, con una fede nuda, essenziale.
Questa fede ci rende semplici della tua grande semplicità.
Essa si acquista con il sacrificio
di tutto quanto non sia il Regno dei cieli.
Allora quelli che ci incontreranno sul loro cammino
tenderanno le mani avide al tesoro che zampilla da noi:
un tesoro liberato dai nostri vasi di terra,
dalle nostre valigie, dai nostri bagagli,
un tesoro semplicemente divino.
Allora noi saremo agili
e diventeremo a nostra volta delle parabole
che donano a tutti la perla preziosa, la vita vera.

 


 

La luce oscura della fede

La conversione accade in un giorno decisivo
che ci distoglie da ciò che sappiamo
della nostra vita, perché, faccia a faccia con Dio,
Dio ci dica quello che ne pensa e quello che ne vuol fare.
In quel momento Dio diventa per noi estremamente importante,
più di ogni cosa, più di ogni vita, anche e soprattutto della nostra.
Senza questo primato estremo, accecante,
di un Dio vivo, Risorto, di un Dio che ci interpella,
che propone la Sua volontà al nostro cuore, non vi è fede viva.
Ma se l’Incontro è l’illuminazione di tutto
il nostro essere da parte di Dio,
questa illuminazione, per essere pienamente vera,
deve essere pienamente oscura.
Avere una fede viva è essere accecati da essa,
perché essa possa guidarci in tutti i nostri giorni.    


La vita è fatta per esplodere, per andare più lontano, per farsi dono. Quando la si conserva per sé, la si soffoca. Una vita che si dà, perché il mondo non sia come prima, fa miracoli.


La bontà del cuore che dal Cristo proviene, e che lui ci dà, è per il cuore non credente un presentimento di Dio stesso. La bontà del cuore ha, per il cuore non credente, il gusto sconosciuto di Dio, e sensibilizza al suo incontro.

 


Dopo le sue prime settimane di pontificato, molti di noi si sono riconosciuti analfabeti del vangelo

Noi non siamo i primi, come cristiani, a doverci introdurre in un tempo nuovo. Ma Dio resta padre. Se è necessario, ci invia delle guide e la grazia di riconoscerle. Parlerò di una sola fra esse: Giovanni XXIII. Egli ci ha ricondotti là dove avevamo bisogno di ritornare: alla scuola materna.
Avremmo chiesto qualcosa di stupefacente e di immenso. In ogni caso quel che abbiamo ricevuto è stato un papa, un vecchio papa, venuto dai poveri, uomo fra tutti gli uomini, prete fra i preti, vescovo fra i vescovi. Questo papa si è messo al lavoro come se disponesse di una vita appena iniziata.
Ha preso le parole di Cristo alla lettera, sapendo che i palazzi e le amministrazioni non potevano da soli contenerle. Le ha vissute con il suo realismo di contadino.
Questo papa ha teso le braccia al mondo intero e l'ha stretto a sé. È stato il prossimo di tutti.
Ci ha fatto comprendere che solo la petulanza della nostra volontà può tenere prigioniera la missione del Cristo. Che questa missione è libera quando colui che la porta in sé obbedisce a colui che gliel'ha data.
Dopo le sue prime settimane di pontificato, molti di noi si sono riconosciuti analfabeti del vangelo. I non credenti, di fronte alla televisione, alla radio, al giornale, si meravigliavano come davanti ad un fenomeno sconosciuto.
Egli si mise semplicemente e chiaramente sulla soglia del cuore di ciascun uomo non da giudice, ma da amico, riservando solennemente a Dio di riconoscere in ciascuno la buona o la cattiva volontà.
Ci ha dimostrato che, anche per un papa la vita cristiana è vivibile nel nostro mondo e nel nostro tempo.

[testo integrale]


Come la Chiesa, a causa del mondo, noi siamo in stato di urgenza

Per il fatto di essere nella Chiesa, siamo gente pressata in lei, pressata come lei. Come lei, a causa del mondo, noi siamo in stato di urgenza. Tutto ciò che  facesse di noi dei pensatori, degli amanti della introspezione, dei problematizzatori cronici ci distoglierebbe da questa urgenza ed è ciò che temo per noi. Al contrario, camminando si può pensare, raccogliersi, riflettere. (...)
Ora noi abbiamo sempre la tentazione di dimenticare questo stato di Chiesa, di urgenza e di trasformare le soste della nostra vita in immobilismo o in discussioni interminabili.
Possiamo sclerotizzare anche le parole del Signore e il suo pensiero, dimenticando che sono spirito e vita. Anche la carta, questo codice del nostro cammino, possiamo fare su di essa un lavoro di cartografia.
Anche gli appuntamenti che il Cristo ci ha dato: “Là dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”, possiamo farne delle conferenze.
Anche la preghiera, questo mezzo datoci da Gesù per avere ciò che ci è necessario, possiamo farne qualcosa di meccanico o una richiesta di sovvenzioni. Anche le soste necessarie: “venite in disparte e riposatevi un poco”, possiamo non accamparci, ma studiare l’arte del campeggio.
Nelle svolte dei nostri sentieri, accanto alla gente che incontriamo e che fa con noi il grande passaggio, rischiamo di dimenticare che il Cristo è la nostra unica via e che Egli è presente in ogni nostro incontro. Allora siamo capaci di fermarci per dipingere un paesaggio… o per fare delle analisi psicologiche.
Bisogna che il Signore ci salvaguardi da tutte queste tendenze.
Bisogna chiedergli che la nostra guida tascabile ci insegni, in ogni equipe, ad accordare i nostri passi, a portare i pesi gli uni degli altri, a fare nostra la fatica di tutti, a sorridere quando si ha male ai piedi, a sorridere davvero per non essere ingrati.
Per via: "tutto ciò che capita è adorabile", per via tutto è grazia»


(Alla comunità, 6 ottobre 1964, inedito)

 


«Non è organizzando il mondo che noi saremo innestati sulle nozze della Chie­sa, ma con il portare in noi ciascuno degli uomini di questo mondo, ciascuno di quel­li che incontriamo, dando loro non un’or­ganizzazione di vita, ma il diritto di vivere nella nostra vita, comunicando loro tutto ciò che noi siamo, tutto ciò che è nostro, dal pa­ne alla grazia».

(in La gioia di credere)


Tutto il Vangelo non è altro che la buona notizia della carità: l’amore è stato reso possibile e rimane possibile, attraverso la croce e nella croce. 

Siamo obbligati a predicare, perché predicare significa dire pubblicamente qualcosa a proposito di Gesù Cristo, Dio e Signore: non si può amarlo e tacere. 

La croce non è facoltativa né per il mondo né per noi. Accettare la croce e portarla è la parte maggiore del nostro lavoro. 

L’adorazione! Noi pensiamo che questo atteggiamento di creatura di fronte al Creatore sia quello che ci conviene assumere – e d’urgenza – nel nostro mondo invertito verso l’uomo e deviato dal suo fine. E’ indispensabile che molti di noi vi si consacrino: è un bisogno del Corpo Mistico! 

Amare sempre e comunque, è la via miglior per salvare sicuramente qualcuno, in qualche parte del mondo. 

La carità noi non la facciamo. Dio, e Dio solo, può fare la carità. Noi dobbiamo chiedergliela, noi dobbiamo riceverla. 

La sposa non genera opere d’arte nell’euforia e nella solitudine, ma figli di Adamo di cui deve fare dei figli di Dio con la sua carne e la sua anima. 

L’insolito del cristiano è unicamente e semplicemente la somiglianza con Gesù Cristo. Gli è stata inserita nel cuore attraverso il battesimo e deve arrivare come a fior di pelle. 

La vita è una prefazione alla morte, la morte è una prefazione all'amore. 

Predicare il Vangelo a ogni creatura significherà per alcuni recarsi presso un’altra razza o un’altra classe sociale, e per altri restare tra le persone della propria classe o della propria razza. 

Non dobbiamo dare agli altri il nostro amore, ma l’Amore di Dio. 

Il silenzio è presenza di Dio e non necessariamente assenza di gente. 

Non bisogna mescolare il Vangelo della salvezza con le ricette di felicità che il mondo esalta. 


Poiché le parole non sono fatte
per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per prenderci e correre il mondo in noi,
lascia, o Signore,
che di quella lezione di felicità,
di quel fuoco di gioia
che accendesti un giorno sul monte,
alcune scintille ci tocchino, ci mordano,
c’investano, ci invadano.
Fa’ che da essi penetrati
come “faville nelle stoppie”
noi corriamo le strade di città
accompagnando l’onda delle folle
contagiosi di beatitudine, contagiosi di gioia.
Perché ne abbiamo veramente abbastanza
di tutti i banditori di cattive notizie,
di tristi notizie:
essi fan talmente rumore
che la tua parola non risuona più.
Fa’ esplodere nel loro frastuono il nostro silenzio
che palpita del tuo messaggio.
Gioie venute dalla montagna



Le vite degli altri: testimoni di fede vissuta
testi di testimonianza della vita di fede di Madeleine.


 

Vi sono persone che Dio prende e mette da parte.
Ve ne sono altre che lascia nella massa e non «ritira dal mondo». Sono persone che fanno un lavoro comune, che hanno una comune famiglia o è comune gente non sposata…
La santità della gente comune

Facci vivere la vita non come una partita a scacchi dove tutto è calcolo
non come una gara dove tutto è arduo
non come un problema da romperci la testa
non come un debito da pagare
ma come una festa
come un ballo
come una danza
fra le braccia della tua grazia.
Humour nell’amore

La parola di Dio non la si porta in capo al mondo in una valigia: la si ha in sé, la si porta in sé.
Non la si ripone in un angolo di noi stessi, nella memoria, come sul ripiano di un armadio. La si lascia arrivare fino al fondo di sé, fino a questo cardine su cui ruota tutto ciò che siamo.
La santità della gente comune

Il missionario è qualcuno che prega, qualcuno che testimonia, qualcuno che ama.
Ivi

Il convertito è un uomo che scopre questa fortuna meravigliosa: Dio esiste.
Ivi

L’eucaristia è il nostro tutto e noi dobbiamo esserne il segno.
Abbagliata da Dio

La fede è l’impegno della vita eterna nel tempo.
Ateismo ed evangelizzazione

Io sono nella Chiesa come le membra sono nel corpo, come una cellula in un organismo vivente. Essa mi trasmette la vita dei figli di Dio.
La donna, il prete e Dio

 

I missionari

Da "Missionari senza battelli" (1943)

Dio ha detto al mondo intero: "Il primo e il più grande comandamento è questo: Amerai il Signore tuo Dio...".

Questo è stato detto a tutti. L'averlo capito, ha fatto i missionari. Capire che si deve amare Dio, anche follemente, può fare delle persone virtuose. Ma capire che Dio ha desiderio di tutto questo amore, dell'amore di tutti gli uomini che sono nati, che nascono o che nasceranno: è questo che fa i missionari. "L'amore non è amato", gridano i missionari di tutti i tempi e di tutti i generi. Li consola molto poco il fatto di avere qualche briciola d'amore di Dio nel cuore, se delle moltitudini restano totalmente fredde davanti a "questa cosa così buona che non ce ne può essere una migliore". Se sapessero che Dio desidera solo loro stessi, certamente il loro povero amore basterebbe per loro: ma Dio desidera il mondo e che cosa non farebbero per darglielo.

Lasciarsi pervadere dallo Spirito

“Lo Spirito non è venuto in noi per riposarsi; Egli è infaticabile, insaziabile nell’agire. (…) Basta un nulla per spegnere un focherello, mentre un fuoco avvampante consuma ogni cosa. (…) L’amore di Dio, quando brucia, produce della cenere: è l’umiltà". Ecco alcune delle affermazioni di Madeleine Delbrêl sullo Spirito Santo, tratte dall'antologia "Indivisibile Amore. Pensieri di una cristiana controcorrente" (Piemme, 1994, pp. 43-45), che proposte in un video di youtube

La parrocchia missionaria

La parrocchia missionaria, cellula della Chiesa, deve vivere la doppia vocazione di essere sempre più «stabilita» e sempre più «inviata».

Stabilita. Il popolo di Dio che essa raduna deve sviluppare vigorosamente la vita che le è propria e farla crescere assieme alla vita umana, nei figli che diventano figli di Dio. La sua vita propria è soprannaturale; la sua autorità, il suo insegnamento, la sua missione, i suoi mezzi hanno una dimensione divina: vengono da Dio e sono per Dio. È una vita perché Dio è vivente […]
E’ una vita indissolubilmente filiale e fraterna, perché il Dio vivente è nostro Padre, perché essere suoi figli ci rende fratelli tra di noi. L’ambizione di questa vita è “impossibile agli uomini”.
Inviata. Quel che la parrocchia missionaria deve proporre agli indifferenti e ai non credenti è ciò che la rende la più estranea al mondo che essi costituiscono: la sua fede.
Ma perché la fede sia intesa, il suo messaggio capito, è necessario che coloro i quali l’annunciano accettino di essere separati dal mondo solo per la fede; che vogliano essere uniti agli uomini di questo mondo come fratelli di uno stesso sangue e di uno stesso destino; che siano estranei a causa della loro fede, ma per nulla a causa di se stessi. […]
La lucidità delle parrocchie missionarie è stata e deve essere grande per impedire che noi facciamo di essa non una straniera ma la partigiana di un clan sociale, non la maestra di eternità ma la specialista del passato, non la fornitrice di vita eterna ma di uno stile di vita terreno, non la traduttrice del mistero per tutti ma una scienziata senza linguaggio popolare”
(M. DELBRÊL, “Caratteristiche di una parrocchia missionaria”, in:  Noi delle strade, Gribaudi, Milano 1969, rist. 2002, p. 197-198).

Lo "statu quo" in rapporto alla fede è contro-natura

Questa affermazione mostra la viva coscienza di Madeleine della fede come "impegno/coinvolgimento della vita eterna nel tempo" e dell’esigenza di imparare a coniugarla con i rapidi cambiamenti del nostro tempo. Possiamo leggerne di seguito tutto il passaggio.

Eccetto quello che Gesù Cristo ci ha domandato di credere, io mi sento incapace di avere delle idee che non evolvano e con la vita e con me stessa

(Lettera a p. Roger de La Pommeraye del marzo 1956).

La fede non è l'impegno nel tempo della vita eterna ? Per vivere della nostra fede nel nostro tempo e nel nostro mondo oggi e qui; per poter realizzare la nostra vocazione alla fede, essere davvero in questo mondo e in questo tempo, siamo forzati ad accordare la nostra vita cristiana a tutto ciò che è, attualmente, accelerato, momentaneo, immediato, siamo forzati non a credere diversamente, ma a vivere diversamente, non ad adattare la fede a questa realtà temporale movimentata fino all'eccesso; ma ad adattarci a questo movimento, adattarci a riconoscere, scegliere, fare la volontà di Dio in questo movimento. Dobbiamo imparare ad adattare rapidamente alla fede noi stessi e le circostanze. Ora noi non siamo preparati al rapidamente.

Lo 'statu quo', quando lo si guarda da vicino, sembra essere l'atteggiamento più micidiale per noi; forse perché in rapporto alla fede è - se lo si può dire! - contro-natura!

(Lettera a Mons. Glorieux del 24.01.1961, riportata in: Ch. De Boismarmin, Madeleine Delbrêl 1904-1964. Strade di città, sentieri di Dio, Città Nuova, Roma1988, p.181s)

La Parola si comprende vivendola

"Chi lascia penetrare in sé una sola parola del Signore, conosce il Vangelo più di quegli il cui sforzo resterà solo meditazione astratta o considerazione storica".
Con questa acuta osservazione si apre questa pagina di Madeleine che continua ad approfondire il mistero della Parola che vuole abitare nella nostra vita

(Noi delle strade, 78-79 passim).   

Il Libro del Signore

"Approfondire il Vangelo significa rinunciare alla nostra vita per ricevere un destino che ha per unica forma il Cristo".
Così si conclude questa pagina di Madeleine in cui ci aiuta a penetrare il mistero della Parola che può plasmarci.

Lasciamoci interrogare da questo scritto di Madeleine Delbrê.

(La gioia di credere, 31-32)

Dio felicità incomparabile

Giunta a vent’anni alla fede scriveva: Quando non credevo in Dio, trovavo ogni giorno di più che il mondo e la storia, che il nostro mondo e la nostra storia, erano la più sinistra farsa che si potesse immaginare. […] Allora avrei dato l'universo intero per sapere che ci stavo a fare." Dopo il suo incontro abbagliante con Dio confidava: "Che Dio esista è la felicità incomparabile che si può appena psicologicamente scegliere quando lo si conosce, tanto la preferenza si impone. Mi era e mi resta tuttora impossibile mettere sulla stessa bilancia Dio da una parte, dall'altra tutti i beni del mondo, che sia per me o per tutta l'umanità."
  

La nostra vita alla Charité

Madeleine risponde nel 1952 a una richiesta di informazioni a proposito della sua vita

Nonostante sia stato fondato nel 1933, il nostro gruppo non è legato ad alcuna organizzazione. Non prevede voti né promesse ufficiali. È la vita comune, molto intensa, a segnarne nettamente la nascita e a rendere in qualche maniera «pubblico» il suo impegno. Coloro che ne fanno parte praticano i tre consigli evangelici. La nostra vita, sempre in piccole équipe, è essenzialmente comunitaria. Lo scopo è unirsi il più possibile a Cristo in pieno mondo, imitare la sua vita, obbedire al suo Vangelo e trasmetterlo. Tutto questo obbliga a una forte vita di preghiera, a lasciarsi condurre dalla carità verso un’azione concreta: vedere un fratello nel più prossimo e trattarlo nei fatti come tale senza tatticismi ma con tutto l’amore di Gesù Cristo.

Testo della Lettera del 1952 a un destinatario sconosciuto

Corriamo contagiosi di gioia

Poiché le tue parole, mio Dio, non son fatte
per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci
e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia
da te acceso, un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicità,
qualche scintilla ci raggiunga e ci morda,
ci investa e ci pervada.
Fa’ che, abitati da esse,
come “fiammelle nelle stoppie”,
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine,
contagiosi della gioia...

(da: “Gioie venute dal monte”, in: La gioia di credere)


Il diritto di Cristo di prendere la Parola

Quando si è cristiani,
non fare tutto il possibile,
ognuno al suo posto,
perché il Vangelo di Cristo venga annunciato,
è perpetrare un furto,
è rubare il suo sangue,
perché è a prezzo del suo sangue
che Cristo ha conquistato di forza
il suo diritto di prendere la parola
fino alle estremità della terra,
per sempre,
tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.

(da: Provocazione marxista a un’esistenza per Dio)

Ambienti non credenti e gioia cristiana

Da una conferenza sulla fede tenuta a Parigi nel 1961 a 1500 giovani del Centro Richelieu, riuniti all'Unesco in preparazione del pellegrinaggio di Chartres

I contatti con l'ateismo attuale o con la non credenza o con l'indifferenza,
non debbono solo generare carità missionaria:
debbono essere generatori di una fede vitalizzata,
di una fede dilatata per ricevere più luce.

In effetti tali contatti
ci conducono a non considerare più il dono della fede,
la capacità che essa ci offre di contemplare Dio,
come un fatto abituale,
ma come un tesoro straordinario e straordinariamente gratuito.
Questi contatti ci insegnano a essere abbagliati dalla grazia.
Ci conducono a percepire e a vivere lo stato d'animo del neofita
che noi siamo stati spesso in maniera troppo inconsapevole.
Ci rivelano una profondità di ringraziamento
che non avremmo altrimenti conosciuto.
Normalmente, se ci fanno penetrare in una ansietà,
in un certo dolore missionario,
chiariscono i veri fondamenti della gioia cristiana.

Carichi di energia per il mondo

Il cristiano è “caricato” –
caricato nel senso di una pila elettrica –
di una vita.
Questa vita gli è donata da Dio per il mondo,
è un dono fatto da Dio al mondo per mezzo di lui.
(…)
Siamo "caricati" di energia
senza proporzioni con le misure del mondo:
la fede che solleva le montagne,
la speranza che nega l'impossibile,
la carità che fa ardere la terra.
Ogni minuto della giornata,
non importa dove esso ci voglia o per che cosa,
permette a Cristo di vivere in noi in mezzo gli uomini.

Il genio femminile nella Chiesa

Da La donna e la Chiesa, testo scritto nella solennità dell'Immacolata dell'anno mariano 1953

Chiediamo a Maria di penetrare nel Mistero della Chiesa
attraverso la porta che ci è propria,
di camminarvi attraverso dei sentieri che sono nostri.
Chiediamo a Maria di non essere nella Chiesa
delle specie di suffragette eccitate,
e nemmeno le ombre tremanti dei nostri fratelli uomini.
Chiediamole di immettere nella famiglia dei figli di Dio
ciò che ci è proprio,
rafforzato, dilatato, "smisurato" dalla grazia.
(...)
Che noi siamo vere,
conformi a ciò che Dio inventò quando volle creare la donna.
(...)
La Nave della Chiesa non ha finito il suo viaggio.
Agli uomini il ponte, lo scafo, gli alberi...,
ma per le vele, non c'è modo di fare a meno di noi.
Senza contare che essi hanno sempre voglia di motori
e che il vento dello Spirito Santo non ha mai saputo che farsene.

Informazioni aggiuntive