Un faro di luce

Madeleine Delbrêl (1904-1964)

Convertita a vent’anni, cristiana militante di base in un mondo ateo (assistente sociale al municipio di Ivry), essa vivrà con intensità e lucidità i combattimenti della Chiesa del suo tempo. Confrontandosi a Ivry con una società dominata dall’ideologia del Partito Comunista Francese, si sforzerà non solo di vivere da cristiana in tale ambiente, ma anche di riflettere e di precisare le condizioni di una presenza della Chiesa in questo mondo. Condivide così le preoccupazioni di tutti quelli che, sulla scia del Cardinale Suhard e dei fondatori della Mission de France, sono assillati dall’avvenire spirituale delle grandi periferie sotto l’influenza marxista. Madeleine sarà colpita nel suo amore per la Chiesa dall’abrogazione dei preti operai, comprenderà il loro dramma dall’interno e farà di tutto per chiarirlo, ma non si allontanerà mai da una dolorosa fedeltà alla Chiesa e dai suoi responsabili. Con le compagne che ha riunito intorno a sé, continuerà sino alla fine il suo progetto di vita evangelica in mezzo a quelli che ne sono lontani.
Un primo libro, pubblicato nel 1957, Ville marxiste, terre de mission, ha rivelato il suo progetto apostolico. Altri scritti pubblicati dopo la sua morte – Nous autres, gens des rues; Joie de croire; Communautés selon l’Evangile; Indivisible Amour – ci introducono più direttamente in quella che fu la sua spiritualità. Si ritrova in lei l’eredità di Charles de Foucauld e di Teresa di Lisieux: insistenza sull’Incarnazione e la testimonianza vissuta in mezzo ai poveri, semplicità e radicalità nell’umiltà e nella fiducia. La contemplazione del Cristo è al centro di tutto, essa suscita e nutre l’azione del cristiano nel mondo; il Vangelo vissuto nella comunione ecclesiale è in ogni circostanza la regola fondamentale dell’agire cristiano. Questa esortazione, nel suo vigore e nella sua semplicità, ha colpito molti cristiani e suscitato una forte impressione in molti non credenti.

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