Delbrêl «sociale»

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Delbrêl «sociale» - vista soprattutto nel suo impegno verso i più deboli
di Luciano Luppi (docente di Teologia spirituale alla Facoltà teologica dell'Emilia-Romagna)
Avvenire Bologna Sette
di domenica 18 aprile 2010 ( pag.8) - Convegno sulla Serva di Dio al Veritatis Splendor

Madeleine Delbrêl è conosciuta soprattutto per la sua presenza missionaria in ambienti atei e per la ricchezza dei suoi testi spirituali. Ma da alcuni anni, in seguito alla pubblicazione in due volumi dei suoi testi professionali e in seguito al Convegno Internazionale tenuto in Francia, un nuovo capitolo della sua ricca personalità è stato riscoperto. Significativo il fatto che l’Unione Cattolica Internazionale di Servizio Sociale è stata riconosciuta dalla Santa Sede come associazione privata di fedeli proprio col titolo di Uciss-Madeleine Delbrêl.
In effetti Delbrêl esercitò la professione di assistente sociale nella periferia di Parigi in anni ancora pionieristici per la professione, tra il 1933 e il 1945, prima nell’ambito di un Centro sociale parrocchiale e poi nell’ambito pubblico del Comune di Ivry-sur-Seine. La sua competenza e la sua capacità organizzativa le guadagnarono crescenti responsabilità durante gli anni delicati e drammatici della guerra, fino a svolgere il compito di delegata tecnica per tutta la zona di Parigi-Sud, con anche l’incarico della formazione delle ausiliarie.
I suoi scritti pubblicati in italiano dall’editrice Gribaudi, spaziano dalle meditazioni spirituali, ai testi missionari, alle numerosissime lettere, fino appunto ai testi professionali nei quali troviamo le linee direttrici cui ispirava il suo lavoro. Innanzi tutto colpisce in lei l’esigenza di tenere insieme fattori apparentemente contrapposti: un senso acuto della singolarità e del valore di ogni persona, e la valorizzazione del tessuto delle relazioni familiari e sociali; la coscienza della fragilità della famiglia e insieme il riconoscerla come punto di riferimento per una azione sociale umanizzante; il valore dell’intervento immediato nelle situazioni di difficoltà e il bisogno di collocarlo in un orizzonte più ampio per preparare la strada all’intervento del legislatore e degli amministratori della cosa pubblica; la coscienza di una dipendenza dei servizi sociali dalla politica e insieme la difesa della sua indipendenza contro ogni strumentalizzazione.
Nei suoi scritti professionali Delbrêl ha sempre la preoccupazione di prendere in considerazione il contesto nel quale vive e nello stesso tempo di incitare a vedere al di là, ad andare oltre. Si è confrontata per tutta la vita con situazioni inedite e ha reagito davanti a tali situazioni, senza idee preconcette sulla realtà. Il suo è un pensiero senza apriorismi, forgiato alla prova degli avvenimenti, incarnato nel reale da cui trae la sua forza.
Grande donna d’azione, ha avuto la preoccupazione di serbare la sua libertà di parola e di azione persino sotto l’occupazione nazista. Se il suo approccio alla questione delle donne e del femminile era tributario di una visione tradizionale della differenza dei sessi, la sua testimonianza e i suoi testi aprono brecce a nuove prospettive per un approccio «femminile e non femminista» al rischio di vivere come «donne mancate».
Madeleine, premiata giovanissima per una raccolta di poesie, aveva scelto di abbandonare una carriera letteraria per dedicarsi al servizio sociale, ritenendolo un’incarnazione più adeguata e al passo coi tempi della carità evangelica. Convertita a vent’anni e «abbagliata da Dio», come lei stessa si definiva, riassumeva così la sua vocazione: «donarsi a Dio che si dona a noi incessantemente e donarsi in Lui a tutti», e questo in pieno mondo. Questo progetto lo aveva abbracciato insieme ad altre compagne, facendo di quella vita fraterna il primo laboratorio della sua carità verso tutti e per lei come il segno inconfondibile di qualcosa di veramente evangelico e libero dalle derive di un protagonismo anche eroico, ma solo individualistico.
L’analisi dei suoi scritti di allora mostra che la sua fede e l’esercizio della sua professione si compenetrano intimamente. Il suo modo di lavorare è determinato dalla convinzione che la miseria più grande per l’uomo è la mancanza di Dio e solo nella luce di Cristo l’uomo scopre la sua drammatica e straordinaria grandezza. Questo non l’ha esonerata da un esercizio professionale di grande competenza, né dalla collaborazione con chi faceva riferimento ad altri sistemi valoriali, anzi le ha permesso di non perdere mai di vista la centralità e la singolarità della persona e un atteggiamento di aperta disponibilità all’incontro, che le faceva scrivere: «è Gesù che dappertutto attende. E in noi è Gesù che cammina».
In questo senso, se Madeleine ha lavorato come assistente sociale solo fino al 1945, ha però continuato quel «servizio sociale» - di promozione della dignità dell’uomo, di relazioni ospitali tra le persone e di stimolo culturale - per tutta la vita.