Testi e aforismi

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I missionari

Da "Missionari senza battelli" (1943)

Dio ha detto al mondo intero

"Il primo e il più grande comandamento è questo: Amerai il Signore tuo Dio ... ".

Questo è stato detto a tutti. L'averlo capito, ha fatto i missionari. Capire che si deve amare Dio, anche follemente, può fare delle persone virtuose. Ma capire che Dio ha desiderio di tutto questo amore, dell'amore di tutti gli uomini che sono nati, che nascono o che nasceranno: è questo che fa i missionari. "L'amore non è amato", gridano i missionari di tutti i tempi e di tutti i generi. Li consola molto poco il fatto di avere qualche briciola d'amore di Dio nel cuore, se delle moltitudini restano totalmente fredde davanti a "questa cosa così buona che non ce ne può essere una migliore". Se sapessero che Dio desidera solo loro stessi, certamente il loro povero amore basterebbe per loro: ma Dio desidera il mondo e che cosa non farebbero per darglielo.

Lasciarsi pervadere dallo Spirito

“Lo Spirito non è venuto in noi per riposarsi; Egli è infaticabile, insaziabile nell’agire. (…) Basta un nulla per spegnere un focherello, mentre un fuoco avvampante consuma ogni cosa. (…) L’amore di Dio, quando brucia, produce della cenere: è l’umiltà". Ecco alcune delle affermazioni di Madeleine Delbrêl sullo Spirito Santo, tratte dall'antologia "Indivisibile Amore. Pensieri di una cristiana controcorrente" (Piemme, 1994, pp. 43-45), che sono proposte in un video di youtube

 

La parrocchia missionaria

La parrocchia missionaria, cellula della Chiesa, deve vivere la doppia vocazione di essere sempre più «stabilita» e sempre più «inviata».

Stabilita. Il popolo di Dio che essa raduna deve sviluppare vigorosamente la vita che le è propria e farla crescere assieme alla vita umana, nei figli che diventano figli di Dio. La sua vita propria è soprannaturale; la sua autorità, il suo insegnamento, la sua missione, i suoi mezzi hanno una dimensione divina: vengono da Dio e sono per Dio. È una vita perché Dio è vivente […]
E’ una vita indissolubilmente filiale e fraterna, perché il Dio vivente è nostro Padre, perché essere suoi figli ci rende fratelli tra di noi. L’ambizione di questa vita è “impossibile agli uomini”.
Inviata. Quel che la parrocchia missionaria deve proporre agli indifferenti e ai non credenti è ciò che la rende la più estranea al mondo che essi costituiscono: la sua fede.
Ma perché la fede sia intesa, il suo messaggio capito, è necessario che coloro i quali l’annunciano accettino di essere separati dal mondo solo per la fede; che vogliano essere uniti agli uomini di questo mondo come fratelli di uno stesso sangue e di uno stesso destino; che siano estranei a causa della loro fede, ma per nulla a causa di se stessi. […]
La lucidità delle parrocchie missionarie è stata e deve essere grande per impedire che noi facciamo di essa non una straniera ma la partigiana di un clan sociale, non la maestra di eternità ma la specialista del passato, non la fornitrice di vita eterna ma di uno stile di vita terreno, non la traduttrice del mistero per tutti ma una scienziata senza linguaggio popolare”
(M. DELBRÊL, “Caratteristiche di una parrocchia missionaria”, in:  Noi delle strade, Gribaudi, Milano 1969, rist. 2002, p. 197-198).

Lo "statu quo" in rapporto alla fede è contro-natura

Questa affermazione mostra la viva coscienza di Madeleine della fede come "impegno/coinvolgimento della vita eterna nel tempo" e dell’esigenza di imparare a coniugarla con i rapidi cambiamenti del nostro tempo. Possiamo leggerne di seguito tutto il passaggio.

Eccetto quello che Gesù Cristo ci ha domandato di credere, io mi sento incapace di avere delle idee che non evolvano e con la vita e con me stessa

(Lettera a p. Roger de La Pommeraye del marzo 1956).

La fede non è l'impegno nel tempo della vita eterna ? Per vivere della nostra fede nel nostro tempo e nel nostro mondo oggi e qui; per poter realizzare la nostra vocazione alla fede, essere davvero in questo mondo e in questo tempo, siamo forzati ad accordare la nostra vita cristiana a tutto ciò che è, attualmente, accelerato, momentaneo, immediato, siamo forzati non a credere diversamente, ma a vivere diversamente, non ad adattare la fede a questa realtà temporale movimentata fino all'eccesso; ma ad adattarci a questo movimento, adattarci a riconoscere, scegliere, fare la volontà di Dio in questo movimento. Dobbiamo imparare ad adattare rapidamente alla fede noi stessi e le circostanze. Ora noi non siamo preparati al rapidamente.

Lo 'statu quo', quando lo si guarda da vicino, sembra essere l'atteggiamento più micidiale per noi; forse perché in rapporto alla fede è - se lo si può dire! - contro-natura!

(Lettera a Mons. Glorieux del 24.01.1961, riportata in: Ch. De Boismarmin, Madeleine Delbrêl 1904-1964. Strade di città, sentieri di Dio, Città Nuova, Roma1988, p.181s)

La Parola si comprende vivendola

"Chi lascia penetrare in sé una sola parola del Signore, conosce il Vangelo più di quegli il cui sforzo resterà solo meditazione astratta o considerazione storica".
Con questa acuta osservazione si apre questa pagina di Madeleine che continua ad approfondire il mistero della Parola che vuole abitare nella nostra vita

(Noi delle strade, 78-79 passim).   

Il Libro del Signore

"Approfondire il Vangelo significa rinunciare alla nostra vita per ricevere un destino che ha per unica forma il Cristo".
Così si conclude questa pagina di Madeleine in cui ci aiuta a penetrare il mistero della Parola che può plasmarci.

Lasciamoci interrogare da questo scritto di Madeleine Delbrê.

(La gioia di credere, 31-32)

 

Dio felicità incomparabile

Giunta a vent’anni alla fede scriveva: Quando non credevo in Dio, trovavo ogni giorno di più che il mondo e la storia, che il nostro mondo e la nostra storia, erano la più sinistra farsa che si potesse immaginare. […] Allora avrei dato l'universo intero per sapere che ci stavo a fare." Dopo il suo incontro abbagliante con Dio confidava: "Che Dio esista è la felicità incomparabile che si può appena psicologicamente scegliere quando lo si conosce, tanto la preferenza si impone. Mi era e mi resta tuttora impossibile mettere sulla stessa bilancia Dio da una parte, dall'altra tutti i beni del mondo, che sia per me o per tutta l'umanità."
  

La nostra vita alla Charité

Madeleine risponde nel 1952 a una richiesta di informazioni a proposito della sua vita

Nonostante sia stato fondato nel 1933, il nostro gruppo non è legato ad alcuna organizzazione. Non prevede voti né promesse ufficiali. È la vita comune, molto intensa, a segnarne nettamente la nascita e a rendere in qualche maniera «pubblico» il suo impegno. Coloro che ne fanno parte praticano i tre consigli evangelici. La nostra vita, sempre in piccole équipe, è essenzialmente comunitaria. Lo scopo è unirsi il più possibile a Cristo in pieno mondo, imitare la sua vita, obbedire al suo Vangelo e trasmetterlo. Tutto questo obbliga a una forte vita di preghiera, a lasciarsi condurre dalla carità verso un’azione concreta: vedere un fratello nel più prossimo e trattarlo nei fatti come tale senza tatticismi ma con tutto l’amore di Gesù Cristo.

lettera completa

Corriamo contagiosi di gioia

Poiché le tue parole, mio Dio, non son fatte
per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci
e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia
da te acceso, un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicità,
qualche scintilla ci raggiunga e ci morda,
ci investa e ci pervada.
Fa’ che, abitati da esse,
come “fiammelle nelle stoppie”,
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine,
contagiosi della gioia...

(da: “Gioie venute dal monte”, in: La gioia di credere)


Il diritto di Cristo di prendere la Parola

 

Quando si è cristiani,
non fare tutto il possibile,
ognuno al suo posto,
perché il Vangelo di Cristo venga annunciato,
è perpetrare un furto,
è rubare il suo sangue,
perché è a prezzo del suo sangue
che Cristo ha conquistato di forza
il suo diritto di prendere la parola
fino alle estremità della terra,
per sempre,
tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.

(da: Provocazione marxista a un’esistenza per Dio)

 

Ambienti non credenti e gioia cristiana

Da una conferenza sulla fede tenuta a Parigi nel 1961 a 1500 giovani del Centro Richelieu, riuniti all'Unesco in preparazione del pellegrinaggio di Chartres

I contatti con l'ateismo attuale o con la non credenza o con l'indifferenza,
non debbono solo generare carità missionaria:
debbono essere generatori di una fede vitalizzata,
di una fede dilatata per ricevere più luce.

In effetti tali contatti
ci conducono a non considerare più il dono della fede,
la capacità che essa ci offre di contemplare Dio,
come un fatto abituale,
ma come un tesoro straordinario e straordinariamente gratuito.
Questi contatti ci insegnano a essere abbagliati dalla grazia.
Ci conducono a percepire e a vivere lo stato d'animo del neofita
che noi siamo stati spesso in maniera troppo inconsapevole.
Ci rivelano una profondità di ringraziamento
che non avremmo altrimenti conosciuto.
Normalmente, se ci fanno penetrare in una ansietà,
in un certo dolore missionario,
chiariscono i veri fondamenti della gioia cristiana.

Carichi di energia per il mondo

Il cristiano è “caricato” –
caricato nel senso di una pila elettrica –
di una vita.
Questa vita gli è donata da Dio per il mondo,
è un dono fatto da Dio al mondo per mezzo di lui.
(…)
Siamo "caricati" di energia
senza proporzioni con le misure del mondo:
la fede che solleva le montagne,
la speranza che nega l'impossibile,
la carità che fa ardere la terra.
Ogni minuto della giornata,
non importa dove esso ci voglia o per che cosa,
permette a Cristo di vivere in noi in mezzo gli uomini.

 

Il genio femminile nella Chiesa

Da La donna e la Chiesa, testo scritto nella solennità dell'Immacolata dell'anno mariano 1953

Chiediamo a Maria di penetrare nel Mistero della Chiesa
attraverso la porta che ci è propria,
di camminarvi attraverso dei sentieri che sono nostri.
Chiediamo a Maria di non essere nella Chiesa
delle specie di suffragette eccitate,
e nemmeno le ombre tremanti dei nostri fratelli uomini.
Chiediamole di immettere nella famiglia dei figli di Dio
ciò che ci è proprio,
rafforzato, dilatato, "smisurato" dalla grazia.
(...)
Che noi siamo vere,
conformi a ciò che Dio inventò quando volle creare la donna.
(...)
La Nave della Chiesa non ha finito il suo viaggio.
Agli uomini il ponte, lo scafo, gli alberi...,
ma per le vele, non c'è modo di fare a meno di noi.
Senza contare che essi hanno sempre voglia di motori
e che il vento dello Spirito Santo non ha mai saputo che farsene.