La forza della presenza

di Bruno Secondin« Madeleine Delbrêl (1904-1964). La caratteristica peculiare della sua esperienza è quella di essere vissuta a lungo in ambiente praticamente marxista e ateo, e di aver maturato all’interno di questa  situazione una scelta di vita basata su una fede profonda, su una plasmazione interiore che fiorisce per opera dello Spirito, sulla costituzione di gruppi fraterni nati non per motivazioni funzionali ma come “frontiere di grazia” suscitate da Dio. Come “persone della strada”, viaggiatori che vanno come Cristo perché l’andare è importante come il fare, vanno in compagnia con tutti. Le comunità sognate dalla Delbrêl sono una sorta di sacramento, di garanzia dell’amore del Padre invisibile. Piantati nel cuore di Dio e da lui afferrati, questi gruppi, e Delbrêl per prima, si sono immersi nel mondo “particella di umanità abbandonata, offerta in tutti i suoi tessuti, non più cosa nostra […] Essere degli isolotti di residenza divina. Assicurare un luogo a Dio. Essere votati anzitutto all’adorazione. Lasciar passare sopra di noi, fino  schiacciarci, il mistero della vita divina […] e credere in nome del mondo, sperare per il mondo, amare per il mondo”.
L’inutilità totale di Dio in una città comunista come Ivry-sur-Seine, e la solitudine di una folla atea, la spingevano a far nascere comunità cristiane vivendo nel deserto, vivendo “senza bagagli”, in una fede e in una libertà essenziale, che comporta frequenti rotture con tutto ciò che divide dall’uomo, pur di appartenere unicamente  a Gesù Cristo, il servitore degli uomini». In una raccolta di note sulla preghiera scriveva:  «Se oggi non si può più pregare “come” un tempo,  a meno di essere in un monastero o in certe situazioni di vita particolare, non ne consegue però che non si debba più pregare : ne consegue invece che bisogna pregare in altro modo, ed è questo altro modo  che bisogna scoprire» (p. 229s). (cap. XIV, pp. 229s)

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