San Francesco - Regola per gli Eremi

La centralità del Vangelo per la vita dei frati Minori, evidente nelle due Regole e nel Testamentum, riappare anche nella Regula pro eremitoriis, che intende rinnovare l’ascolto contemplativo e la sollecitudine caritativa della casa di Betania, dove «Maria, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Marta, invece, era tutta presa dai molti servizi» (Lc 10, 39-40). Applicazione comunitaria dei testi evangelici, centralità della lode liturgica avvalorata dal silenzio, contenuti spirituali e tipico stile paratattico garantiscono l’autenticità di questo breve testo normativo, che rispecchia fedelmente l’amore di frate Francesco per i luoghi solitari e le modalità di vita fraterna e contemplativa da lui sperimentate con i compagni sul monte della Verna, come gli Actus beati Francisci et sociorum eius documentano con credibile essenzialità: «giunse a quel luogo, dove non c’era ancora nulla se non un povero tugurio di rami d’alberi. E designato per sé un luogo solitario dove potesse pregare separato dagli altri, si fece una povera celletta sul fianco del monte nominato, e comandò ai compagni che nessuno avesse accesso a lui né permettessero che alcun altro andasse da lui se non frate Leone». Le concordanze sostanziali tra questo racconto, la situazione ambientale presupposta dalla Epistola fratri Leoni (dove ritornano la polarità «madre»-«figlio» e il divieto-permesso di incontrarsi) e la normativa prevista dalla Regula pro eremitoriis appaiono evidenti, a conferma del comune radicamento nelle esperienze eremitiche delle origini, e quindi dell’autenticità del nostro testo. A favore dell’alternanza dei ruoli (madri/figli) gioca non soltanto l’invito della Regola del 1221 perché i frati «di buon volere si servano e si obbediscano vicendevolmente» (Rnb V, 14), ma soprattutto la testimonianza recata da un ecclesiastico spagnolo a frate Francesco e riferita dal Celano: «I tuoi frati, che nel nostro paese vivono in un povero eremo, si erano dati questo regime di vita: metà si occupava dei lavori domestici e metà attendeva alla contemplazione. E così ogni settimana il gruppo degli attivi passava alla contemplazione e quello dei contemplativi ritornava all’esercizio del lavoro».

 TESTO

(1) Coloro che vogliono stare a condurre vita religiosa negli eremi, siano tre frati o al più quattro. Due di essi siano le madri e abbiano due figli o almeno uno. (2) Quei due che fanno da madri seguano la vita di Marta, e i due figli seguano la vita di Maria (cfr. Lc 10, 38-42)1 . E questi abbiano un chiostro, nel quale ciascuno abbia una sua piccola cella, nella quale possa pregare e dormire2 .
(3) E sempre recitino la compieta del giorno subito dopo il tramonto del sole, e cerchino di conservare il silenzio e dicano le ore liturgiche e si alzino per il mattutino, e prima di tutto cerchino il regno di Dio e la sua giustizia3  (Mt 6, 33; Lc 12, 31). (4) E dicano prima all’ora conveniente e dopo terza sciolgano il silenzio e possano parlare e recarsi dalle loro madri. (5) E quando loro piacerà, potranno chiedere ad esse l’elemosina, come dei poverelli, per amore del Signore Dio4 . (6) E in seguito dicano sesta e nona; e i vespri li dicano all’ora conveniente.
(7) E nel chiostro, dove dimorano, non permettano che entri nessuna persona e neppure vi mangino. (8) E quei frati che fanno da madri procurino di stare lontani da ogni persona e, per obbedienza al loro ministro, custodiscano i loro figli da ogni persona, così che nessuno possa parlare con loro. (9) E questi figli non parlino con nessuna persona se non con le loro madri e con il ministro e custode, quando avrà piacere di visitarli con la benedizione del Signore Iddio.
(10) I figli però talvolta assumano l’ufficio di madri5 , come a loro sembrerà opportuno disporre di avvicendarsi secondo le circostanze, cercando di osservare con attenzione e premura tutte le cose dette sopra.


 

1- A partire dal noto episodio evangelico (cfr. Lc 10, 38-42) le sorelle Marta e Maria, come le antiche Lia e Rachele, erano diventate figura della duplice via del cristiano: «Che cosa si vuole significare mediante Maria, la quale sedendo ascoltava le parole del Signore, se non la vita contemplativa? E che cosa si indica mediante Marta, occupata nei compiti esteriori dell’ospitalità, se non la vita attiva?» (GREGORIO, VI Moral., c. 23, n. 61: PL, 75, col. 764).
 2- Per chiostro si intende uno spazio separato e recintato, con cellette isolate per pregare e dormire, mentre la refezione era presa in comune (cfr. 2Cel, 45; CAss, 73).
 3- Si riafferma con forza e insistenza il primato della preghiera e della lode divina (cfr. anche RegNB XXII, 26; RegB V, 2), a tutela della quale sono orientate tutte le disposizioni successive.
 4- Sorprende, in questa breve norma di vita, la capacità di armonizzare ricerca orante di Dio, ricchezza di rapporti umani vicendevoli (dei quali il rapporto madre-figli è forse il paradigma più alto), povertà vissuta nella gratitudine al «grande Elemosiniere» (cfr. 2Cel, 77).
 5- Quelli di madri e di figli non sono ruoli fissi e distinti, ma componenti essenziali della chiamata a seguire il Signore Gesù, sempre vigilante nella comunione con il Padre (cfr. Gv 14, 10-11; 15, 9-10), sempre in atteggiamento di servizio verso i suoi fratelli (cfr. Lc 22, 24-27; Gv 13, 12-17).


Il testo e la l’introduzione sono tratti dal volume: Francisci Assisiensis Scripta, critice edidit C. Paolazzi (Spicilegium Bonaventurianum, 36), Editiones Collegii S. Bonaventurae, Grottaferrata (Roma) 2009, pp. 340-345.

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